Markets and investments

Un rapporto stimolante

by Roberta Delvecchio | 16.10.2019

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Dal mondo dei consulenti finanziari a quello dei private banker, tutti sono coinvolti nel gestire l’impatto dei grandi cambiamenti demografici che stanno caratterizzando la società moderna all’intero dei servizi offerti alla clientela. Ma come stanno muovendosi i family office, il mondo più esclusivo della consulenza patrimoniale e familiare? Per capirlo abbiamo incontrato Elena Giordano, partner, business developer e family officer a Albacore. “Il mondo dei family office va subito al punto l’esperta è u n insieme molto variegato di realtà che dipendono in modo molto stretto dal Dna della famiglia o dei professionisti che lo hanno costituito.

La maggior parte si occupa solo della parte finanziaria agendo su questa tematica esclusivamente allungando l’orizzonte degli investimenti e dunque privilegiando gli investimenti in equity. Altri family office, come il nostro, che hanno competenze anche nell’ambito delle tematiche familiari, legali e fiscali, si impegnano a stimolare le persone in età avanzata a, primo, pianificare la successione in modo più sofisticato iniziando comunicazioni più strutturate sui temi della ricchezza in famiglia, costituendo trust, fondazioni o altre governance ad hoc. Inoltre, incoraggiano investimenti in opportunità dove i clienti possano contribuire grazie al loro know how ed esperienza, e a dedicarsi attivamente a cause sociali”. 

Lo stallo immobiliare. Dunque, è un ruolo fondamentalmente attivo quello dei family office con competenze allargate. Di contro, i numeri sembrano evidenziare che i patrimoni delle famiglie più ricche in Italia sono ancora in gran parte “bloccati” in immobili. Su questo tema Elena Giordano ricorda che le famiglie italiane hanno storicamente considerato gli immobili un bene rifugio e data la complessità della gestione venivano acquistati principalmente in Italia: “La prossimità è un requisito rilevante. Tuttavia la globalizzazione insieme all’andamento economico del Paese ha riportato questa asset class ad un profondo ridimensionamento all’interno di un portafoglio ben diversificato. La difficoltà oggi è liquidare questo patrimonio per collocarlo diversamente. Questo certamente anche il motivo per cui il cambiamento di asset class è contenuto. I family office con una rete internazionale possono facilitare la liquidazione di asset incagliati e consigliare sulla riallocazione dei proventi o nella stessa asset class ma a livello internazionale o in asset class illiquidi ma più performanti.”

Questione di equity. Ma se sul fronte degli investimenti in immobili c’è ancora molto staticità, il cambiamento demografico sta almeno impattando sulle scelte di asset allocation sul lato finanziario? Secondo Giordano sia l’azionario che il private equity nei portafogli delle famiglie italiane sono sempre stati presenti in modo tendenzialmente conservativo ed in molti casi senza private equity. In particolare, “la componente equity (public e private) non ha mai superato il 50%. Facendo parte di un gruppo internazionale è interessante osservare come il mondo anglosassone ha invece tradizionalmente portafogli che presentano dal 60 al 80% della componente equity, testimonianza di piùl ungimiranza e confidenza nei mercati finanziari. È importante divenire coscienti che sebbene la storia dei ritorni finanziari negli ultimi 10 anni mostra che esisteva un premio per l’illiquidità degli investimenti  del 6/8% per cui chi ha inserito in portafoglio una componente illiquida è di certo riuscito a raggiungere livelli di ritorno molto soddisfacenti neutralizzando le pieghe dei mercati quotati, questo premio purtroppo si sta assottigliando. Di conseguenza oggi il mercato liquido (public equity) che ragiona più a breve su logiche più concrete, si sta confermando per il long term un porto più sicuro sebbene volatile”.

Passaggio generazionale. Nel caso di una famiglia di imprenditori Giordano spiega che un family office che si occupa anche dei temi familiari generalmente seleziona i migliori professionisti esperti in materia, coordina i professionisti scelti dalla famiglia al fine di delineare la strada ottimale per il passaggio generazionale ed accompagna la famiglia nel percorso. “L’esperienza mostra che se all’interno del family office non ci sono competenze fiscali, legali e di mentoring che possono comprendere la lingua dei professionisti scelti, si incorre in costi maggiori e soluzioni non ottimali procedendo più per conoscenza, convenienza e fiducia che per reali capacità e soluzioni dei consulenti scelti non avendo la capacità interna di analisi”.

Retirement attivo. E se un imprenditore andato in pensione si vuole dedicare attivamente alle sue passioni? “In questo caso il ruolo del family office è di orientarlo nella scelta più saggia, avendo l’esperienza passata o presente di altre famiglie nella stessa situazione possibilmente non solo italiane ma internazionali, offrendo al cliente orizzonti comportamentali e decisionali più ampi. Il family office può anche offrire spunti di attività derivanti da opportunità che emergono dal proprio network”. Alcuni anelano persino a “ridare” alla società quanto hanno avuto dal proprio lavoro, sviluppando iniziative filantropiche. “Dalla mia esperienza, posso dire che sia molto raro trovar un imprenditore che lo abbia fatto in toto. Diventano certamente più sensibili al tema per cercare di lasciare una tradizione valoriale alle generazioni successive ma occuparsene univocamente difficile, rimangono sempre attratti dall’aspetto profit.

Il family office può sensibilizzare sul tema, può indirizzare lo sforzo comprendendo quali sono i fondamentali valori dell’individuo o della famiglia e se è un family office che sostiene diverse iniziative in questo senso può certamente facilitare l’avvio di progetti specifici o l’affiancarsi a progetti già in essere. 

Questa area di interesse sta subendo delle profonde mutazioni e ci piace parlare più di filantropia PLUS che significa un trend verso progetto non solo di pure grant ma che si possono sostenere e arrivare anche a dare un ritorno in taluni casi”.

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